Quando una persona si trova esposta ad un pericolo per la propria incolumità, o per quella di persone affettivamente vicine, o si percepisce in pericolo di vita, per un tempo prolungato oppure per un tempo molto breve ma con un rischio elevato di essere ferito, o colpito mortalmente, può sviluppare una serie di sintomi legati allo stato di tensione ed allerta di quel momento.
Questo può capitare per esempio in occasione di catastrofi naturali (terremoti, alluvioni, ecc.) oppure di disastri causati dall’uomo (guerre, attacchi terroristici, incidenti stradali, sequestri di persona, omicidi, ecc.) o ancora eventi naturali imprevedibili ed incontrollabili, come di recente sta accadendo con la pandemia causata dal coronavirus.
Anche maltrattamenti, fisici e/o psicologici, ed abusi sessuali, soprattutto se perpetrati durante l’infanzia, ma di fatto a qualunque età essi avvengano, e sia che siano vissuti direttamente, sia che vi si assista, possono intaccare profondamente il senso di sicurezza della persona, producendo una serie di sintomi anche sul lungo termine, che possono andare dalla forte reattività ed aggressività, alla depressione, dall’iperarousal (stato di allerta continuo) all’iporeattività emotiva.
Ma anche difficoltà di concentrazione, disturbi della memoria, pensieri ripetitivi riguardanti l’accaduto, flash-back, disordini alimentari e disturbi del sonno, la tendenza ad evitare luoghi o situazioni che ricordino l’esperienza dolorosa, possono essere l’esito a breve e lungo termine di tali esperienze.
L’impatto che questi vissuti possono avere sulla persona varia in base all’età, alle risorse personali, ad eventuali fattori protettivi (grado di istruzione, rete di supporto familiare e sociale, ecc.), al tempo di esposizione all’evento, alla possibilità di dare un senso o individuare la causa di quanto accaduto ed altri fattori ancora. Possono altresì essere elementi di maggior rischio l’aver già vissuto altri traumi, la mancanza di una rete di supporto adeguata, l’essere o il sentirsi da soli, la presenza già prima dell’evento di una sintomatologia ansiosa o depressiva o di un qualunque altro tipo di disagio emotivo che può essere aggravato dal nuovo evento traumatico e rendere più faticosa la gestione dello stesso.
In generale si parla di Disturbo Post traumatico da Stress quando i sintomi divengono particolarmente intensi ed invalidanti oppure quando perdurano nel tempo più di qualche settimana dal termine dell’evento.
In ogni caso, più precoce è l’intervento e meno vi è il rischio di sviluppare tale disturbo. È dimostrato che l’intervento con EMDR già in fase di emergenza o di crisi può ridurre enormemente il rischio di sviluppare una psicopatologia su base traumatica, favorendo l’elaborazione di ciò che sta avvenendo e limitando quindi la possibilità per le memorie traumatiche di consolidarsi.
In queste situazioni possono essere sufficienti anche poche sedute con EMDR per ottenere buoni risultati in termini di prevenzione e di risoluzione dei sintomi.
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