L’adozione è un mondo di esperienze, emozioni, fatiche e soddisfazioni, che merita un’attenzione speciale, perché le risorse e le capacità che vengono richieste a genitori e figli adottivi sono un po’ speciali.
Il grande desiderio di genitorialità della coppia deve essere messo al servizio del bisogno del bambino di avere una mamma ed un papà, capaci di accoglierlo con tutti i suoi fardelli, di volergli bene quando li cerca così come quando li rifiuta, capaci di reggere il dolore che un bambino adottato porta inevitabilmente con sé e di riparare al danno fatto da altri, quegli altri che comunque, in qualche modo ed in qualche misura, rimarranno sempre per un figlio adottivo parte di sé e della propria storia.
Ogni storia adottiva ha i suoi momenti belli e i suoi momenti difficili. A volte, soprattutto in certe fasi dell’esperienza familiare, i momenti difficili diventano drammaticamente faticosi e dolorosi. In quei momenti il genitore adottivo può pensare di non farcela, soprattutto quando la fatica si protrae nel tempo e si ha l’impressione che le cose continuino a peggiorare.
I traumi vissuti da un figlio adottivo, anche se arrivato ancora piccolo, possono rimanere apparentemente silenti per lungo tempo ed esplodere quasi all’improvviso,oppure possono emergere gradualmente, accumulando fatiche su fatiche. Qualche volta questi traumi trovano risonanza nelle zone fragili dei genitori, nelle loro paure, risvegliando talora traumi e sofferenze dimenticati o che si credevano ormai superati.
È importante saper chiedere aiuto. Un genitore adottivo, come e più di qualunque altro genitore, deve imparare a riconoscere i segnali del disagio, proprio e del figlio, per intervenire il prima possibile, per far sì che la situazione non degeneri portando al fallimento adottivo.
In questo aiuta il confronto con altri genitori adottivi, la consapevolezza di sé, la disponibilità a mettersi in discussione.
Nel mio studio privato seguo in psicoterapia genitori adottivi che, ad un certo punto, hanno sentito la necessità di mettersi in gioco e riattraversare la propria storia per affrontare nodi e difficoltà che, nell’assumere il ruolo genitoriale, sono divenuti elementi di fatica nel rapporto col figlio o con il coniuge.
Inoltre accompagno coppie adottive, in varie fasi del percorso, sia con incontri individuali che di piccolo gruppo, per offrire uno spazio di confronto continuo sulla gestione di dubbi, passaggi evolutivi, riflessioni e lettura dei significati di comportamenti, emozioni e richieste che a volte non si sa se attribuire alla storia adottiva del figlio o al normale sviluppo legato all’età.